Dragon Ball Z Kakarot: avere 30 anni e non sentirli

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Dragon Ball Z Kakarot recensione completa
Dragon Ball Z Kakarot

Recensione dell’ultimo action-rpg dell’universo Toriyama

Dragon Ball Z Kakarot, l’atteso action-rpg, racconta tutta la saga di Dragon Ball Z. E’ il gioco che i fan aspettavano? Non ci resta che scoprirlo insieme.

Dragon Ball Z Kakarot La trama del gioco

Dragon Ball Z Kakarot ripercorre l’intera trama di Dragon Ball Z dall’arrivo dei Sayan sulla terra alla battaglia con Majin Bu. La storia è raccontata attraverso dialoghi e cinematiche che nella maggior parte dei casi ricalcano e riassumono quanto visto è ascoltato in TV. E’ possibile scegliere tra il doppiaggio in inglese e quello in giapponese, mentre la colonna sonora ripropone le musiche originali e molteplici arrangiamenti.

La mappa permette di esplorare tutto l’universo di Toriyama con località iconiche come West City, l’arcipelago in cui risiede la Came House e i boschi sopra cui si ergono la torre di Karin chiamato Corin all’interno del gioco e il santuario di Dio. I fan di Dragonball riconosceranno immediatamente i luoghi in cui si sono svolti i momenti più famosi della storia e sono spesso contrassegnati da cartoline che si attivano regalando una scena dell’anime che rientra in una sconfinata lista di collezionabili da trovare e raccogliere.

CyberConnect22 ha attinto all’immaginario di Toriyama per riprodurre un mondo coeso e ricco di dettagli seppur meno interattivo di quanto avremmo voluto. Non è un open World a tutti gli effetti; ci si può spostare da una regione all’altra se contigue ma nella maggior parte dei casi si deve accedere alle varie aree dalla mappa del mondo. Fin dall’inizio ci si ritrova comunque a svolazzare liberamente per il mondo e a tuffarsi nei fiumi e nei laghi mentre si raccolgono le sfere Z disseminate ovunque, le medaglie D nascoste a decine in ogni area, i minerali e la frutta. Si può pescare presso gli appositi pontili con un semplice mini gioco andare a caccia di selvaggina e i dinosauri, persino partecipare a gare di Hovercraft una volta sbloccata la patente di Goku tra la saga di Freezer e quella di Cell. (Continua dopo la foto)

Dragon Ball Z Kakarot: emblemi
Dragon Ball Z Kakarot: gli emblemi anima

L’escamotage per prolungare le ore di gioco

Ci sono tante cose da fare e da vedere ma il mondo, per quanto colorato e particolareggiato, serve soprattutto a prolungare l’esperienza con collezionabili nascosti e materiali da raccogliere per potenziare i personaggi e sbloccare nuovi contenuti. Il tocco di Toriyama si sente anche nelle storie secondarie che di tanto in tanto affiorano sulla mappa del mondo. Contrassegnate da punti esclamativi azzurri, queste missioni facoltative sono temporanee e scompaiono se si prosegue troppo con la campagna principale.

La maggior parte ruota intorno a vecchie conoscenze e arricchisce la narrativa con le vicissitudini di questi personaggi. Potremmo così ritrovarci a cercare materiali per riparare il simpatico Androide 8 o scoprire chi è il sosia di Yamcha che fa il donnaiolo in giro per la città mentre quello vero si allena nell’aldilà col re Kaio. Queste storie secondarie aggiungono poco alla campagna, ma sono simpatici siparietti che ricompensano il giocatore con punti esperienza, sfere Z, ricette oppure emblemi.

Il problema è che la struttura di queste missioni è molto ripetitiva, non ci sono cinematiche e in generale sembra che siano un’aggiunta meno curata rispetto al resto. Risolvere le storie secondarie diventa però un obbligo morale per il giocatore che vuole spolpare il simpatico sistema delle comunità, scacchiere che permettono di ottenere bonus extra grazie al sistema degli emblemi.

Alcune storie secondarie si sbloccano solo completandone altre e rappresentano un sostanziale incremento alla longevità del gioco. Sebbene siano piuttosto ripetitive i divertenti dialoghi e qualche comparsata inaspettata le rendono più piacevole previsto. Il sistema di combattimento ci ha piacevolmente stupito anche se non è particolarmente innovativo.

La giocabilità con i tasti

Abbiamo già giocato diversi Dragon Ball Z in cui gestiamo i personaggi in uno spazio tridimensionale ma fra tutti, KaKarot, è quello che risponde meglio ai sistema di controllo intuitivo, che riesce a replicare la spettacolare dinamicità delle battaglie viste nell’anime. La base è infatti molto semplice: con un tasto si attacca in mischia con un si sparano le raffiche di energia con un altro si schiva e un’altra ancora consente di parare.

Subentrano poi le combinazioni di comandi che danno accesso a tutta una serie di manovre più complesse come schivate che rallentano brevemente il tempo se eseguita al momento giusto. Contrattacchi teletrasportati, combo e tecniche speciali che il giocatore può prendere potenziare e assegnare a specifiche scorciatoie. Ogni manovra o tecnica speciale consuma l’aura, che potremmo ricaricare in qualunque momento come in tantissimi altri videogiochi ispirati a Dragon Ball. S’impara quindi in pochi minuti. All’inizio può sembrare fin troppo facile visto che nemici delle prime fasi risultano della carne da macello. Il discorso è totalmente diverso invece per quanto riguarda i boss.

Il lato positivo: i Boss

I boss di Dragon Ball Z Kakarot sono molto più impegnativi e richiedono un minimo di preparazione da GTR vero il proprio. Può quindi essere utile farsi preparare un piatto da KiKi che aumenti le statistiche temporaneamente e ricordarsi di spendere l’esperienza accumulate per potenziare le tecniche speciali, impararne di nuove o sbloccare bonus passivi che ci aiutino a infliggere o incassare più danni. (Continua dopo la foto)

Dragon Ball Z Kakarot Beerus è devastante
Dragon Ball Z Kakarot: la potenza del Boss Beerus

Gli scontri sono uno spettacolo di colori ed effetti speciali che si riformano sullo schermo a gran velocità tra esplosioni onde energetiche e combo rapidissime. La telecamera fatica a seguire tutto e purtroppo capita che si incastra in posizioni scomode ma in generale l’azione è chiara è leggibile grazie anche agli indicatori visivi che anticipano certi attacchi offrendoci la possibilità di schivarli. Alcuni scontri hanno persino brevi cinematiche e piccoli quick time event e cambi di prospettiva che rendono i Boss più importanti maggiormente sofisticati a livello di Gameplay. Non siamo certo di fronte ad un picchiaduro ma questo sistema di combattimento Action in stato in GDR in terza persona svolge il suo lavoro in maniera onestà.

Ci sono diverse meccaniche che influenzano i combattimenti rendendoli più varie anche a livello visivo con personaggi di supporto che possono aiutarci in modo diverso a seconda della categoria a cui appartengo. Possiamo ordinare loro di eseguire determinati attacchi e sfruttarli con un minimo di strategia, oppure sferrare devastanti attacchi coordinati che prendono il nome di combo-Z.

E’ una dinamica semplice ma efficace che contribuisce a rendere ancora più memorabile alcuni scontri sebbene ci sia un rovescio della medaglia importante. I lottatori giocabili non sono molti: ci ritroveremo spesso a controllare Goku, Gohan, Vegeta e poche altri mentre guerrieri Z minori come Tenshinhan Yamcha, Crilin restano semplici personaggi di supporto per tutto il gioco. E’ un gran peccato soprattutto perché alcuni di loro hanno un ruolo rilevante nel corso della storia.

Una storia nella storia

Dragon Ball Z Kakarot è quella che potremmo sostanzialmente definire una catena di Boss-Fight inframmezzate da sequenze GDR che talvolta si prolungano anche un po’ troppo. Tra una saga e l’altra si svolgono i cosiddetti intervalli, momenti di libertà in cui il giocatore può comporre il gruppo come vuole libero dai vincoli della storia e girare per il mondo in cerca di storia secondarie o altre sfide.

L’intervallo è il momento opportuno per raccogliere le sfere del drago che si rigenerano ogni 20 minuti e che garantiscono un desiderio. Si possono chiedere sfere Z o denaro per aggirare completamente il Farm che diventa importante e quando dovremmo sbloccare le tecniche speciali più potenti e costose. Oppure si può sfruttare Shenron per riportare in vita un vecchio boss potenziato e combatterlo un’altra volta. Completata la campagna, questi nemici diventano i principali contenuti extra da affrontare, oltre a un boss segreto interdimensionale e il completamento della sconfinata enciclopedia Z attraverso la ricerca dei tanti collezionabili sparsi in tutto il mondo.

Accessibile dal menù principale questo libro virtuale è una miniera di informazioni e dati sul gioco e sull’universo di Dragon Ball che un appassionato non potrà fare a meno di apprezzare. Anche il comparto tecnico è buono. Grazie ai virtuosismi della unreal engine 4 e al selce ding le scene più iconiche della serie animata sono ridisegnate con uno stile molto fedele a quello di Akira Toriyama e una effettistica al passo coi tempi che impreziosisce quella che fondamentalmente è una produzione con 30 anni sulle spalle.

La nota dolente

Le scene di intermezzo con i dialoghi a finestra sono invece un po’ meno curate le animazioni più rigide e fanno una cattiva pubblicità ad un impatto visivo decisamente migliore per la stragrande maggioranza del tempo. I modelli poligonali sono curati, pieni di dettagli e ben animati soprattutto durante i combattimenti con piccole chicche come le immagini residue lasciate dei personaggi che, potenziati, si muovono a velocità sovrumane.

Le nostre concusioni

Dragon Ball Z Kakarot è tutto sommato davvero bello da vedere. Al netto di qualche minuscolo rallentamento che si verifica soprattutto durante i salvataggi automatici o all’inizio di alcune battaglie. E’ il miglior gioco dedicato a Dragon Ball Z mai realizzato? si parte dal presupposto che si tratta di un Action RPG pensato per ripercorrere la storia dell’anime, allora Dragon Ball Z Kakarot ha fatto sicuramente centro. Certo ci sono delle mancanze e la struttura è un po’ ripetitiva e poco originale, ma nel complesso l’opera è rispettosa del materiale di Akira Toriyama e lo tratta davvero con affetto.